Come costruiamo la nostra realtà: la percezione.

percepire la realtà

A chi è rivolto questo spazio? A chiunque, operatore e non, sia interessato a conoscere le dinamiche di funzionamento in base alle quali ci costruiamo costantemente, consapevoli  o meno, la realtà che poi subiamo.

Questo tipo di informazione ha un duplice vantaggio:

  1. permette di riconoscere gli automatismi, cioè quelle risposte automatiche che intervengono in determinate situazioni, che non sono mediate dalla mente, e attivano uno speciale programma biologico sensato, in risposta ad una percezione biologica viscerale (approfondiremo l’argomento quando tratteremo di 5 leggi biologiche);
  2. poter intervenire, sentendo di poter fare qualcosa di diverso, in modo da rendere la “realtà” che mi circonda un po’ più funzionale a quella che è la mia profonda natura.

Quindi parliamo di percezione.

miriadeSe dovessi chiedermi: «Chi sono?»

…potrei rispondere: «io sono l’effetto/il risultato finale della mia storia personale; tutto quello di cui ho fatto esperienza da quando sono stato concepito (almeno per quanto ne sappiamo di questa nostra dimensione), fino ad oggi».

Immaginiamo quindi la miriade infinita di esperienze/informazioni che mi compongono e che racchiudo in me (contenitore)!

 

Se adesso volessi rispondere alla domanda di cui sopra:

..ma IO CHI SONO?

Come posso fare? Per farlo ho bisogno di selezionare, estrapolare da questa miriade di dati/memorie, alcuni elementi che mi consentano di costruire un racconto coerente con quello che sto vivendo.

Le memorie selezionate sono assolutamente vere ..quindi il racconto costruito su di esse, è assolutamente vero.

Mi dimentico solo di un particolare, non proprio irrilevante… si tratta di una serie di elementi che io ho selezionato e che sono parziali.

burattino burattinaio

Cominciamo quindi a sentire che:

io sono il Burattinaio e contemporaneamente il burattino

Identità – in base alle memorie selezionate costruirò il racconto di chi sono e in base a questo mi muoverò nella relazione con:

    • me stesso
    • gli altri
    • il mondo

…quindi immaginate quanti infiniti racconti io posso costruire: tanti quanti sono le mie infinite memorie. Posso scegliere quelle che voglio…

Ed ecco che, in base a quelle che sceglierò di portare in primo piano, io costruirò il racconto di chi sono. E sarà questo racconto che rappresenterà la mia identità.

Io mi muovo nel mondo in base a quello che penso di essere.

Si chiamano identificazioni: questa dinamica di funzionamento è assolutamente necessaria e funzionale per la sopravvivenza. Ci permette, infatti, di selezionare in automatico le risposte necessarie a quello che ci circonda, per es.: una volta imparato a guidare (quindi dopo averne fatto esperienza) non dovrò ogni volta che salgo in macchina ripartire da zero, come se fosse la prima volta. Sarà sufficiente pensare alla parola ‘guidare’ e subito il file si aprirà, fornendomi tutti gli automatismi necessari per mettermi in condizioni di farlo.

Il programma con il titolo ‘guida’ è talmente sofisticato che posso farlo anche mentre la mia mente fa altro, quindi capita di ritrovarmi a destinazione senza neanche accorgermi di come ho fatto ad arrivarci, preso com’ero dai miei pensieri.

Un miracolo… eppure accade continuamente, solo che non ce ne rendiamo conto. Ed è proprio questo il punto: non ce ne rendiamo conto. Questo ci fornisce una importante informazione: in quel momento, mentre stavo guidando, la mia attenzione non era rivolta fuori,bensì dentro.

Si dice che ero «in trance», nel senso che non ero presente qui e ora, e si definisce «stato alterato di coscienza».

Potremmo paragonare la nostra identità ad un costume di scena: se mi rendo conto che è solo un costume di scena, posso cambiarlo a seconda delle circostanze e indossarne uno più adatto a quella situazione. Per es.: se mi accorgo che sto camminando su un sentiero di montagna con pinne e muta da sub, facendo una gran fatica, potrò scegliere di togliermi quello che non mi serve, anzi, mi ostacola, mi danneggia o mi impedisce, per sostituirlo con indumenti più adatti.

Il problema si pone quando io sento la fatica, il dolore, la rabbia e non mi accorgo che quelle sono emozioni legate all’identità/costume di scena che sto indossando.

Vi lascio con una frase che rispecchia un po’ il contenuto di questo articolo che approfondiremo in una serie di appuntamenti scritti e, in base alle richieste, anche orali.

Noi non vediamo le cose come sono…

…le vediamo come siamo.

Per oggi ci fermiamo qui…

Un abbraccio a tutti

Alla prossima volta

Dott.ssa Marzia Biancardi – Farmacista, Consulente 5 Leggi Biologiche, Counselor Strategico