Chi ha paura della …paura?

attacco di panico

 

La perdita del controllo

 

Gli attacchi di panico sono una delle esperienze più brutte da sperimentare sulla propria pelle: in pochi istanti spazzano via il senso di controllo su di sé e su ciò che si ha attorno, lasciano in balia dell’ignoto e possono persino trasmettere una sensazione di morte imminente perché le reazioni fisiche possono essere talmente intense da lasciar presagire il peggio.

Non c’è mai un attacco di panico uguale all’altro, ma ciascuno varia per sintomatologia ed intensità: difficoltà respiratorie, senso di oppressione al petto, iper ventilazione, “fame d’aria”, vertigini, palpitazioni, nausea, vomito, sensazione di svenimento.. e chi più ne ha più ne metta. Il denominatore comune è la paura di tornare a provare la stessa terribile sensazione: la paura della paura, dalla quale si innesca una serie di strategie per non ritrovarsi nelle stesse condizioni o nello stesso contesto in cui si è verificato il primo episodio. Spesso si comincia ad organizzare le proprie giornate facendo in modo di avere sempre qualcuno vicino, si limitano gli spostamenti per non allontanarsi troppo da casa o da luoghi conosciuti, si evitano luoghi aperti o molto affollati, dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di attacco di panico.. tutte strategie di evitamento che da una parte rassicurano e dall’altra delimitano sempre di più l’autonomia e lo spazio vitale.

 

L’errore più comune

 

Dopo aver vissuto un attacco di panico si comincia, praticamente in automatico, a prestare attenzione alle minime variazioni delle proprie funzioni fisiologiche, soprattutto per quanto riguarda la sintomatologia prevalente dell’episodio (es.: il battito cardiaco, se durante l’attacco di panico sentivo il cuore battere all’impazzata e ho temuto un infarto). Con tutta questa ipersensibilità, la minima anomalia diventa motivo di allarme perché viene tradotta come “rischio di perdere il controllo” e la reazione automatica è sforzarsi di mantenerlo. Ecco l’errore! Più si cerca di intervenire su un sistema ‘automatico’, che si regola dall’interno – da solo, senza che debba intervenire la mente – e più si interferisce con il ripristino dell’equilibrio iniziale.

 

La soluzione paradossale

 

Per quanto possa apparire paradossale, sarebbe sufficiente ‘concedersi’ di sperimentare pienamente tutta l’ansia e la paura alle quali ci si oppone per veder passare il ‘nuvolone nero’ dell’attacco di panico in 30/60 secondi. Se lo paragoniamo ad una nuvola temporalesca, capiamo bene come essa possa dissolversi e lasciare nuovamente spazio al cielo sereno soltanto dopo aver scaricato tutta la pioggia e l’energia accumulata al suo interno. Il vento potrebbe spostarlo, ma non farlo sparire. Allo stesso modo, le strategie di evitamento spostano il problema, ma non lo risolvono, anzi, tendenzialmente gli permettono di ingigantirsi.

Per quanto spaventosi e terribili da sperimentare, gli attacchi di panico sono, tuttavia, piuttosto semplici da superare. Anche se sembrano immotivati e senza senso, funzionano secondo una loro logica interna: comprendendola, è possibile adottare piccole strategie funzionali per recuperare fiducia e autonomia e, soprattutto, si ha automaticamente meno paura perché ciò che è ignoto spaventa, ciò che si comprende fa crescere!

 

Dott.ssa Sabrina CASSOTTANA – Psicologa

 

L’AUMENTO DI PESO SECONDO LE 5LB – MINI CORSO

crochi

Dieta da fame e allenamento da marines non bastano ad impietosire la bilancia che è sempre inchiodata sugli stessi insopportabili numeri? 
Diuretici, acqua che elimina l’acqua e tisane drenanti, ma il gonfiore e la ritenzione sono presenze costanti e fedeli? 
Per non parlare della cellulite, che stoicamente resiste a fanghi, creme, impacchi e infagottamenti…

Se le hai provate tutte o se stai per cominciare, conoscere quali precisi vissuti emotivi hanno un preciso riscontro biologico e capire il preciso funzionamento di tale connessione può aiutarti a minimizzare lo sforzo e massimizzare il risultato.

Nessuna dieta, soltanto informazioni precise per decidere liberamente e in piena coscienza!

L’AUMENTO DI PESO SECONDO LE 5LB – MINI CORSO

Formazione Professionale 5LB
Relatrice: dott.ssa Marzia Biancardi – Farmacista, Counselor Strategico, Consulente 5LB

PROGRAMMA


La PRIMA PARTE, generica e introduttiva, è pensata per dare a tutti la possibilità di comprendere i meccanismi di funzionamento di base del nostro corpo e delle nostre reazioni fisiologiche, ed è propedeutica all’approfondimento successivo.
Argomenti trattati:
– perché ci ammaliamo?
– che cosa sta facendo il mio corpo?
– perché proprio a me? 
– perché in questo momento?
– il “conflitto“ biologico: che cos’è?

Nella SECONDA PARTE entreremo nello specifico affrontando l’argomento dell’aumento del peso in maniera semplice e fruibile per tutti. Scopriremo quali sono i tessuti coinvolti, il loro comportamento e il corrispondente tenore emotivo.
Argomenti trattati:
– ritenzione idrica (il rene e il “conflitto del profugo“)
– dimagrimento (la neuro ipofisi)
– cellulite (il tessuto connettivo).

A CHI SI RIVOLGE: l’incontro è aperto a tutti, in quanto non sono necessarie conoscenze tecnico scientifiche. Si consiglia, comunque, di leggere il breve testo propedeutico sulle 5lb scaricabile gratuitamente al seguente link: http://magazine.5lb.eu/p/libretto-propedeutico.html

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: euro 40. ***PRENOTAZIONE NECESSARIA***
SEDE DEL CORSO: Scuola di Naturopatia “Emergere”, Lavagna.

PER INFO E PRENOTAZIONI:
– DOTT.SSA MARZIA BIANCARDI – 348.6066778
– Dott.ssa Sabrina Cassottana – 329.6058343

Le scoperte del dr. Hamer

5lb
Ben ritrovati.

 

In questi giorni, attraverso gli organi d’informazione, abbiamo assistito alla denuncia di due episodi di morte in seguito a rifiuto, da parte di due giovani donne, (una 34enne di Rimini e una 18enne di Padova) di sottoporsi a trattamento chemioterapico (FONTI: «Il Secolo XIX» di domenica 04 settembre, pag 10; «Il Corriere della Sera» di sabato 3 settembre).

La responsabilità di questi dolorosi ed infausti eventi viene attribuita al medico tedesco RYKE GEERD HAMER.

In queste righe non prenderemo in esame la figura controversa del dott. Hamer, né la sua storia personale. Parleremo, invece, delle sue straordinarie scoperte, portate alla luce proprio grazie alle sue vicende personali.

 

ALL’ORIGINE DELLE SCOPERTE DEL DOTTOR HAMER

Qualche mese dopo la morte inaspettata di suo figlio, Hamer sviluppò un tumore al testicolo. Essendo stato sempre in buona salute, gli sembrò una strana coincidenza e cominciò a chiedersi se ci fosse qualche correlazione. Cominciò così la sua indagine nel reparto ospedaliero di Oncologia Ginecologica dove lui stesso era ricoverato e lavorava. Iniziò facendo qualche domanda ai pazienti ricoverati nel suo stesso reparto e constatò con grande sorpresa che tutti i pazienti ricoverati avevano subito lo stesso tipo di shock, cioè una secca perdita di una persona cara. Tutti gli uomini che avevano perso inaspettatamente qualcuno, avevano sviluppato un cancro ai testicoli e le donne alle ovaie. L’aspetto che più lo fece riflettere fu che non si trattava mai di un evento «previsto», ma sempre inaspettato, che li aveva colti impreparati, colpiti come un fulmine.

Da meticoloso scienziato, si occupò dei processi di sviluppo biologico degli organismi viventi, verificando come il nostro organismo si sia evoluto in milioni di anni in base alle necessità dell’ambiente e come questi programmi evolutivi siano rimasti inseriti nel nostro sistema: tale processo è osservabile nello sviluppo del feto, infatti i nostri organi si formano proprio seguendo lo stesso ordine evolutivo.

Hamer ha osservato che esiste una fisiologia «normale», che, a prescindere dalla nostra volontà, ci assiste costantemente nelle normali funzioni vitali: la respirazione, il battito cardiaco, la digestione, ecc….

Ha osservato il comportamento dei diversi tessuti, notando che quando questi alterano le loro funzioni o la loro struttura, non lo fanno a caso o per un errore del sistema, ma in base ad una particolare situazione emotiva che l’individuo sta vivendo.

 

LA PARTICOLARE SITUAZIONE EMOTIVA

Questa situazione ha delle specifiche caratteristiche che la contraddistinguono completamente da quello che viene definito stress o psicosomatica, aspetti di cui si occupa una branca della medicina. Il sentito emotivo a cui fa riferimento è un sentito «biologico», nel senso che viene vissuto come lo vivrebbe un animale: con meccanismi di reazione «automatici», frutto di un processo di evoluzione di miliardi di anni.

Questo sentito è finalizzato alla sopravvivenza (BIO-LOGOS = logico per la vita, mentre PSICO-LOGOS = logico per la mente).

La «situazione» di cui stiamo parlando è un evento completamente inaspettato, a cui reagiamo immediatamente, cioè con un meccanismo non mediato dalla mente, un evento a cui non siamo preparati, che ci coglie in contropiede, come un fulmine. 

È questo e solo questo tipo di evento che fa all’istante virare il comportamento dei tessuti da una fisiologia «normale» ad una fisiologia «speciale».

 

EMOZIONI E BIOLOGIA

Hamer ha notato, inoltre, che ad ogni tessuto corrisponde uno specifico tenore emotivo biologico. Capiamo insieme che cosa significa.

Studiando le tac cerebrali dei pazienti, ha osservato che quando un tessuto vira da fisiologia normale a fisiologia speciale in seguito ad un particolare vissuto emotivo (la «situazione» di cui sopra), nel cervello si evidenziano dei segnali particolari in corrispondenza di zone specifiche, in base al tessuto attivato. Ha quindi tracciato delle mappe cerebrali in cui è possibile riconoscere, con una precisione millimetrica, quale tessuto nel corpo stia rispondendo e cosa stia facendo.

Le sue scoperte sono riassunte in cinque «LEGGI», così denominate in quanto sono verificabili 100 volte su 100 (e questo distingue una legge da un’ipotesi!). Tali verifiche sono state effettuate numerose volte (vedi Università di Tubingen e Hidelberg), sempre a porte chiuse. Esistono migliaia di cartelle cliniche accumulate in 30 anni di meticoloso e maniacale studio e verifica.

 

IL SISTEMA ‘SOVRADETERMINATO’

Considerando l’insieme di queste scoperte si delinea un sistema sovradeterminato, ovvero un sistema che attiva un processo simultaneamente su tre livelli:

1° LIVELLO>EMOTIVO: succede qualcosa di inaspettatoshoccante, vissuto in totale solitudine (reale o percepita), a cui non sono preparato. 

N.B.: Ognuno vive uno stesso evento in maniera del tutto soggettiva, in base alla propria personalissima percezione, cosicché solo il tessuto che sta reagendo mi potrà dire quale sia stato il tenore emotivo e non viceversa. Per questo motivo, per es., cogliere in flagrante tradimento il marito o la moglie nel proprio letto, può suscitare svariati sentiti:

  1. «Lei/lui è molto giovane, gli dà quello che io non posso più dargli/le»: sentirsi inadeguato/a;
  2. «Nel nostro letto! A casa nostra!»: territorio (minaccia, invasione, marcare il territorio, rancore nel territorio, ecc.);  
  3. «Sono ammutolito, senza parole…»: spavento improvviso;
  4. L’evento può, paradossalmente, rappresentare la soluzione del “problema“, dando inizio alla fase di riparazione del tessuto coinvolto.   
  5. «Non amo più mio marito da anni, quindi mi fanno solo un favore, perché così si toglie dai piedi»: nessun ‘conflitto’.

Come si può notare, a fare la differenza non è quello che succede, ma come l’evento viene percepito. Cosicché, partendo dal sintomo che la persona manifesterà, sapremo:

  1. Quale tessuto sta reagendo
  2. Quale sia il sentito
  3. Quale sia il relè cerebrale visibile ad un esame diagnostico (TAC)
  4. Quale sia la fase del programma in cui ci si trova (ne parleremo nel prossimo articolo).

Infatti: a seconda del preciso sentito di quell’istante si attiverà uno specifico tessuto che virerà in fisiologia speciale. Per utilizzare una metafora, è come quel tasto di pianoforte che, se premuto, attiva quello e solo quel martelletto, che produrrà quella e solo quella nota.

2° LIVELLO>ORGANICO: l’organo corrispondente che si attiva

3° LIVELLO>CEREBRALE: particolari segni in una zona precisa del cervello, visibili alla tac senza mezzo di contrasto.

La definizione di sistema sovradeterminato fa riferimento al fatto che sia sufficiente conoscere uno dei tre livelli per determinare gli altri due. 

 

LA MALATTIA È UN’ALTRA COSA

Si tratta di un cambio radicale di paradigma, per cui occorre passare da una concezione in cui la «malattia» viene considerata un errore della natura e – di conseguenza – qualcosa da combattere con ogni mezzo, ad una visione in cui quello che fino ad oggi abbiamo definito «malattia», non è altro che un processo logico e sensato, in risposta ad un evento speciale che attiva una fisiologia speciale, di cui Madre Natura ha dotato tutti gli esseri viventi e che ci ha permesso di sopravvivere fino ad oggi, grazie a sofisticatissimi programmi, frutto di milioni di anni di evoluzione.

Vi propongo un’immagine che estrapolo dalla rivista «5 LB Magazine», di cui si occupano i miei colleghi dott.ssa Eleonora Meloni e Mauro Sartorio che, a mio avviso, rende molto bene l’idea di cosa si provi nel momento in cui si viene a conoscenza di queste nozioni:

dante e virgilio

Dante e Virgilio

Come Dante, nella Divina Commedia, si trova, ad un certo punto della sua vita, a sentirsi perso («sono malato») e decide di intraprendere un viaggio che comincia con la sua discesa agli inferi. Sceglie di farsi accompagnare da una guida, Virgilio (il terapeuta). Per passare dall’Inferno al Purgatorio, deve scendere fino al centro della terra, dove si trova Lucifero. In quel punto, Virgilio lo sostiene prendendolo in braccio e facendogli fare una rotazione di 180° a testa in giù. È l’unico modo per passare.

 

Conoscere le 5 Leggi Biologiche non vuol dire applicare nessuna terapia.

Come conoscere la legge di gravità non insegna a volare, così le 5 Leggi Biologiche non insegnano a guarire.

Si tratta di una mappa precisissima e preziosa per interpretare ciò che in un preciso momento avviene nel corpo.

Come procedere è una nostra scelta.

 
Per oggi ci fermiamo qui.
A  prestissimo.
 

Dott.ssa Marzia Biancardi

  

Come costruiamo la nostra realtà: la percezione.

percepire la realtà

A chi è rivolto questo spazio? A chiunque, operatore e non, sia interessato a conoscere le dinamiche di funzionamento in base alle quali ci costruiamo costantemente, consapevoli  o meno, la realtà che poi subiamo.

Questo tipo di informazione ha un duplice vantaggio:

  1. permette di riconoscere gli automatismi, cioè quelle risposte automatiche che intervengono in determinate situazioni, che non sono mediate dalla mente, e attivano uno speciale programma biologico sensato, in risposta ad una percezione biologica viscerale (approfondiremo l’argomento quando tratteremo di 5 leggi biologiche);
  2. poter intervenire, sentendo di poter fare qualcosa di diverso, in modo da rendere la “realtà” che mi circonda un po’ più funzionale a quella che è la mia profonda natura.

Quindi parliamo di percezione.

miriadeSe dovessi chiedermi: «Chi sono?»

…potrei rispondere: «io sono l’effetto/il risultato finale della mia storia personale; tutto quello di cui ho fatto esperienza da quando sono stato concepito (almeno per quanto ne sappiamo di questa nostra dimensione), fino ad oggi».

Immaginiamo quindi la miriade infinita di esperienze/informazioni che mi compongono e che racchiudo in me (contenitore)!

 

Se adesso volessi rispondere alla domanda di cui sopra:

..ma IO CHI SONO?

Come posso fare? Per farlo ho bisogno di selezionare, estrapolare da questa miriade di dati/memorie, alcuni elementi che mi consentano di costruire un racconto coerente con quello che sto vivendo.

Le memorie selezionate sono assolutamente vere ..quindi il racconto costruito su di esse, è assolutamente vero.

Mi dimentico solo di un particolare, non proprio irrilevante… si tratta di una serie di elementi che io ho selezionato e che sono parziali.

burattino burattinaio

Cominciamo quindi a sentire che:

io sono il Burattinaio e contemporaneamente il burattino

Identità – in base alle memorie selezionate costruirò il racconto di chi sono e in base a questo mi muoverò nella relazione con:

    • me stesso
    • gli altri
    • il mondo

…quindi immaginate quanti infiniti racconti io posso costruire: tanti quanti sono le mie infinite memorie. Posso scegliere quelle che voglio…

Ed ecco che, in base a quelle che sceglierò di portare in primo piano, io costruirò il racconto di chi sono. E sarà questo racconto che rappresenterà la mia identità.

Io mi muovo nel mondo in base a quello che penso di essere.

Si chiamano identificazioni: questa dinamica di funzionamento è assolutamente necessaria e funzionale per la sopravvivenza. Ci permette, infatti, di selezionare in automatico le risposte necessarie a quello che ci circonda, per es.: una volta imparato a guidare (quindi dopo averne fatto esperienza) non dovrò ogni volta che salgo in macchina ripartire da zero, come se fosse la prima volta. Sarà sufficiente pensare alla parola ‘guidare’ e subito il file si aprirà, fornendomi tutti gli automatismi necessari per mettermi in condizioni di farlo.

Il programma con il titolo ‘guida’ è talmente sofisticato che posso farlo anche mentre la mia mente fa altro, quindi capita di ritrovarmi a destinazione senza neanche accorgermi di come ho fatto ad arrivarci, preso com’ero dai miei pensieri.

Un miracolo… eppure accade continuamente, solo che non ce ne rendiamo conto. Ed è proprio questo il punto: non ce ne rendiamo conto. Questo ci fornisce una importante informazione: in quel momento, mentre stavo guidando, la mia attenzione non era rivolta fuori,bensì dentro.

Si dice che ero «in trance», nel senso che non ero presente qui e ora, e si definisce «stato alterato di coscienza».

Potremmo paragonare la nostra identità ad un costume di scena: se mi rendo conto che è solo un costume di scena, posso cambiarlo a seconda delle circostanze e indossarne uno più adatto a quella situazione. Per es.: se mi accorgo che sto camminando su un sentiero di montagna con pinne e muta da sub, facendo una gran fatica, potrò scegliere di togliermi quello che non mi serve, anzi, mi ostacola, mi danneggia o mi impedisce, per sostituirlo con indumenti più adatti.

Il problema si pone quando io sento la fatica, il dolore, la rabbia e non mi accorgo che quelle sono emozioni legate all’identità/costume di scena che sto indossando.

Vi lascio con una frase che rispecchia un po’ il contenuto di questo articolo che approfondiremo in una serie di appuntamenti scritti e, in base alle richieste, anche orali.

Noi non vediamo le cose come sono…

…le vediamo come siamo.

Per oggi ci fermiamo qui…

Un abbraccio a tutti

Alla prossima volta

Dott.ssa Marzia Biancardi – Farmacista, Consulente 5 Leggi Biologiche, Counselor Strategico