“Ribaltiamoci!” – Diario di bordo #03

diario di bordo

Sabato 17 dicembre 2016

Era l’ultimo sabato prima delle vacanze di Natale, per molti poteva rappresentare l’ultima chance di fare il classico giro dei regali con calma, eppure questo non vi ha fermate e anche stavolta eravate un bel gruppo nutrito e affiatato.

Anche se questa “puntata” è stata più tecnica delle altre, non sono mancate le risate. La difficoltà era sensibilmente più marcata rispetto agli incontri precedenti: vi ho sfidate a puntare tutto sulla vostra voce, a tirarla fuori, a farvi sentire, a colorarla di emozioni diverse lasciando sullo sfondo le parole, a renderla un elemento di caratterizzazione dei vostri personaggi e a portarla sul palcoscenico rendendola protagonista. Avete reso la vostra voce l’abito di scena del quale vestirvi e vi siete lanciate riempiendo lo spazio scenico meglio di qualsiasi scenografia.

Non era semplice, soprattutto considerando che non stiamo facendo un corso di teatro e che nessuna di voi è un’attrice, ma la bellezza di questo tipo di attività, secondo me, sta proprio nel portare in scena le persone, non i personaggi, non gli attori.  

Mi piace vedere come si sta creando il senso di gruppo, come cresce rapidamente la confidenza, l'(auto)ironia e la fiducia tra voi, nonostante questo fosse soltanto il terzo incontro e ci si veda solo una volta al mese. Dopo il pomeriggio con voi torno a casa stanca, ma con una soddisfazione immensa e un altrettanto immenso amore per il mio lavoro. Sono grata a ciascuna di voi per la fiducia che mi accordate ogni volta!

Ribaltiamoci - Dicembre

Le buste-ricordo attendono…

 

Sabrina Cassottana – PSICOLOGA
 

“Ribaltiamoci!” – Diario di bordo #02

Diario di bordo


Sabato 26 novembre 2016


Quante eravate! Vedere letteralmente raddoppiare il gruppo nel giro di un mese mi ha sorpresa, emozionata e spronata a dare il massimo.

Mi piace lavorare con un simile numero di persone perché aumentano vertiginosamente le possibili attività da proporre e le dinamiche che si possono venire a creare.. è stimolante e anche molto divertente, per me in primis! Già, ormai avete capito che io comincio a divertirmi già quando penso agli esercizi che riempiranno la scaletta del sabato pomeriggio.. penso a chi già conosco e immagino le espressioni che andranno a dipingersi sui vari volti una volta spiegata l’attività da fare, penso allo scoraggiamento o all’entusiasmo iniziali e al fatto che il modo di farcela si trova sempre, penso alla bella commozione che vi aspetta a casa nel momento in cui aprite la busta per leggere le parole regalate dalle vostre compagne di avventura… e miracolosamente mi vengono in mente tantissime idee per farvi giocare con le vostre infinite potenzialità!

Questo mese il corpo era il grande protagonista. Un tema non da poco, soprattutto per chi ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura, di provare senza conoscere né me, né il gruppo, né la teatro terapia o le tecniche espressive. Ci vuole coraggio per mettersi in gioco, e voi lo avete avuto.

Con il corpo abbiamo interagito con gli altri, senza tralasciare l’attenzione al proprio Sé e cercando la giusta distanza che permettesse di entrare in contatto, ma mantenendo la propria preziosissima individualità e la propria indipendenza. Con il corpo abbiamo lasciato una traccia della nostra presenza nel mondo e abbiamo rispettato e riconosciuto quella delle compagne. Con il corpo abbiamo veicolato emozioni, giocando a drammatizzare come se fossimo in un film muto. E abbiamo riso, tanto. Ridiamo sempre. Per me è importante che sia così.

Questo secondo incontro ha visto protagonista un gruppo splendido, assolutamente eterogeneo, ma ricco… proprio per le sue profonde differenze interne.

Ribaltiamoci - Novembre

Il gioco dei “Calchi”

 

Sabrina Cassottana – PSICOLOGA
 

Gli eventi di NOVEMBRE

eventi novembre

 

MEDITAZIONE: un’ora dedicata al relax, alla consapevolezza e all’ascolto di sé. Cristina Galliadi vi condurrà in un suggestivo percorso di visualizzazione, adatta anche per chi non ha mai fatto precedenti esperienze di meditazione.
Mercoledì 16 e mercoledì 30 novembre, dalle 18.30 alle 19.30, presso lo studio di P.zza Roma 54/2, Chiavari. Ingresso: 10 euro. Prima prova gratuita.
Posti limitati, prenotazione necessaria.
Per info e prenotazioni: CRISTINA GALLIADI – 339.5258835
 
IL CERCHIO DI RISONANZA: un’ora per alleggerirsi di tutto ciò che ci zavorra e per riconoscere ed alimentare le piccole e grandi cose positive che ci accadono quotidianamente, dando valore e risonanza a queste ultime invece che agli abituali ‘mugugni’.
Mercoledì 9 e mercoledì 23 novembre, dalle 18.30 alle 19.30, presso lo studio di P.zza Roma 54/2, Chiavari. Ingresso: 5 euro. INTERAMENTE DEVOLUTI IN BENEFICENZA IN FAVORE DI CANI E GATTI RANDAGI.
Prenotazione gradita tramite sms/whatsapp/tel: DOTT.SSA SABRINA CASSOTTANA – 329.6058343
 
RIBALTIAMOCI! – PSICO&TEATRO: per-corso annuale a cadenza mensile che unisce psicologia e teatro, arte e creatività. Ideale per vincere la timidezza, promuovere il cambiamento ed aumentare la stima di sé, portando alla ribalta le parti del Sé che normalmente teniamo segregate dietro le quinte della vita.
Sabato 26 novembre, dalle 14.00 alle 18.00, presso la sala polivalente di S. Bartolomeo di Leivi. Ingresso: 45 euro.
Posti limitati, prenotazione necessaria.
Per info e prenotazioni: DOTT.SSA SABRINA CASSOTTANA – 329.6058343 – sabrinacassottana@hotmail.it
 

 

E inoltre, altre proposte in arrivo!

 

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“Ribaltiamoci!” – Diario di bordo #01

diario di bordo

Sabato 29 ottobre 2016

 

È andata. La prima giornata di laboratorio si è conclusa lasciando dietro di sé la sorpresa, il divertimento, la giusta dose di imbarazzo e un pizzico di commozione.

Stiamo prendendo ‘le misure’ con un nuovo spazio che nei prossimi mesi diventerà il nostro rifugio, un palcoscenico che spaventerà, emozionerà, accoglierà e rivelerà quelle parti di noi che sono pronte ad uscire allo scoperto o che magari sono semplicemente stufe di rimanere segregate dietro le quinte e non vedono l’ora di affrontare le luci della ribalta sentendo le ginocchia tremare per l’emozione.

Il palcoscenico spaventa: salire là sopra è un po’ come mettersi a nudo, per cui ci vestiremo di maschere, ruoli e personaggi che ci facciano sentire più protetti, almeno fino a che non prenderemo confidenza con quella prospettiva del tutto nuova. Il nostro palcoscenico, quello della sala che ci ospita, non è altissimo, eppure quando si sale lassù sembra di essere in cima ad un piedistallo e, di solito, il primo impatto è piuttosto destabilizzante perché difficilmente siamo abituati a sentirci in quel modo.. Ma poi, che cosa vuol dire stare su un piedistallo? Per alcuni significa essere al centro dell’attenzione, sentirsi considerati più degli altri, oppure essere un punto di riferimento o un modello da seguire, per altri è sinonimo di sentirsi gli occhi puntati addosso, di vivere con il timore di fare una mossa falsa che farà crollare tutto… Ognuno ha una percezione tutta sua e, ugualmente, ognuno vive in modo diverso il palcoscenico, chi come una benedizione, chi come un disagio.

Il palcoscenico, però, può rappresentare uno ‘strumento terapeutico’ per tutti. Là sopra possiamo rappresentare – in modo letterale o metaforico – ciò che anima il nostro mondo interiore, siano esse dinamiche consce o inconsce. Possiamo esplorare le diverse parti che compongono la nostra plurisfaccettata personalità, sia che ci piacciano, sia che non ci piacciano. Possiamo giocare ad interpretarle in uno spazio che ci protegge dal giudizio altrui, in cui siamo liberi di sperimentare secondo ciò che sentiamo possibile. Possiamo confrontarci con altri che condividono il nostro stesso desiderio di auto-esplorazione e che possono aiutarci ad uscire dai vecchi schemi che ci imprigionano da tutta la vita. Possiamo scoprirci nuovi, ‘colorati’, più vitali e sicuri di ciò che siamo e di ciò che possiamo diventare.

Abbiamo giocato tanto oggi. È stato bello vedere come, anche con spunti molto leggeri e semplici, sia stato automatico parlare di sé affidando la narrazione ad una metafora: è bastato, per esempio, ‘trasformarsi’ in un oggetto, descriversi, raccontarsi… In quell’istante era l’oggetto che parlava e noi gli abbiamo soltanto dato voce, lasciando semplicemente uscire quello che ci veniva in mente, anche se il nostro giudice interiore scuoteva la testa e ci guardava con sufficienza o disapprovazione. Un attimo dopo abbiamo capito di avere espresso in modo figurato alcune nostre caratteristiche, più o meno evidenti. Infatti, quando diciamo “sono una forchetta, sono brillante e pungente, servo a nutrire le persone” ci sembra di dire una bambinata, mentre la frase “sono Giuliana, sono brillante e pungente e amo nutrire le persone” appare immediatamente sotto un’altra luce. La bellezza della metafora è che può essere ampliata, esplorata e presentata in molti modi diversi e a diversi livelli, svelando, di volta in volta, ulteriori significati.

Giocare con la metafora equivale a giocare a scoprire se stessi, scoprendo con meraviglia di essere molto di più rispetto a quanto si pensava di essere.

È questo che ci attende nei prossimi mesi. Abbiamo appena cominciato un viaggio che ci vedrà cambiare ed evolvere grazie al gioco, alle emozioni e alla condivisione. E il nostro palcoscenico ci aiuterà a diventare protagonisti della nostra vita al di fuori da quella sala.

 

Sabrina Cassottana – PSICOLOGA
 
ribaltiamoci psico teatro

Le coraggiose che si sono lanciate al primo incontro! 🙂 

 

Chi ha paura della …paura?

attacco di panico

 

La perdita del controllo

 

Gli attacchi di panico sono una delle esperienze più brutte da sperimentare sulla propria pelle: in pochi istanti spazzano via il senso di controllo su di sé e su ciò che si ha attorno, lasciano in balia dell’ignoto e possono persino trasmettere una sensazione di morte imminente perché le reazioni fisiche possono essere talmente intense da lasciar presagire il peggio.

Non c’è mai un attacco di panico uguale all’altro, ma ciascuno varia per sintomatologia ed intensità: difficoltà respiratorie, senso di oppressione al petto, iper ventilazione, “fame d’aria”, vertigini, palpitazioni, nausea, vomito, sensazione di svenimento.. e chi più ne ha più ne metta. Il denominatore comune è la paura di tornare a provare la stessa terribile sensazione: la paura della paura, dalla quale si innesca una serie di strategie per non ritrovarsi nelle stesse condizioni o nello stesso contesto in cui si è verificato il primo episodio. Spesso si comincia ad organizzare le proprie giornate facendo in modo di avere sempre qualcuno vicino, si limitano gli spostamenti per non allontanarsi troppo da casa o da luoghi conosciuti, si evitano luoghi aperti o molto affollati, dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di attacco di panico.. tutte strategie di evitamento che da una parte rassicurano e dall’altra delimitano sempre di più l’autonomia e lo spazio vitale.

 

L’errore più comune

 

Dopo aver vissuto un attacco di panico si comincia, praticamente in automatico, a prestare attenzione alle minime variazioni delle proprie funzioni fisiologiche, soprattutto per quanto riguarda la sintomatologia prevalente dell’episodio (es.: il battito cardiaco, se durante l’attacco di panico sentivo il cuore battere all’impazzata e ho temuto un infarto). Con tutta questa ipersensibilità, la minima anomalia diventa motivo di allarme perché viene tradotta come “rischio di perdere il controllo” e la reazione automatica è sforzarsi di mantenerlo. Ecco l’errore! Più si cerca di intervenire su un sistema ‘automatico’, che si regola dall’interno – da solo, senza che debba intervenire la mente – e più si interferisce con il ripristino dell’equilibrio iniziale.

 

La soluzione paradossale

 

Per quanto possa apparire paradossale, sarebbe sufficiente ‘concedersi’ di sperimentare pienamente tutta l’ansia e la paura alle quali ci si oppone per veder passare il ‘nuvolone nero’ dell’attacco di panico in 30/60 secondi. Se lo paragoniamo ad una nuvola temporalesca, capiamo bene come essa possa dissolversi e lasciare nuovamente spazio al cielo sereno soltanto dopo aver scaricato tutta la pioggia e l’energia accumulata al suo interno. Il vento potrebbe spostarlo, ma non farlo sparire. Allo stesso modo, le strategie di evitamento spostano il problema, ma non lo risolvono, anzi, tendenzialmente gli permettono di ingigantirsi.

Per quanto spaventosi e terribili da sperimentare, gli attacchi di panico sono, tuttavia, piuttosto semplici da superare. Anche se sembrano immotivati e senza senso, funzionano secondo una loro logica interna: comprendendola, è possibile adottare piccole strategie funzionali per recuperare fiducia e autonomia e, soprattutto, si ha automaticamente meno paura perché ciò che è ignoto spaventa, ciò che si comprende fa crescere!

 

Dott.ssa Sabrina CASSOTTANA – Psicologa

 

Il lutto perinatale

lutto perinatale

IL LUTTO PERINATALE

Definizione e classificazioni

Lutto perinatale. Un dolore atroce celato dietro due parole un po’ tecniche che meritano di essere chiarite. Con il termine lutto, in psicologia, si fa riferimento ad un processo accompagnato da reazioni psicologiche e comportamentali conseguenti ad una perdita, reale o percepita.

La parola perinatale significa letteralmente “intorno alla nascita”.  Pertanto l’espressione indica la morte di un figlio che convenzionalmente si verifica tra la ventottesima settimana di gestazione e il mese di vita del bambino. Quando la perdita avviene nel periodo antecedente la nascita si parla invece di lutto prenatale. Nelle due categorie ricadono pertanto diverse tipologie di eventi drammatici in gravidanza e dopo il parto:

  • Aborti spontanei
  • Interruzioni volontarie di gravidanza
  • Interruzioni terapeutiche di gravidanza
  • Morte in utero
  • Morte subito dopo la nascita

Le caratteristiche del lutto

La parola lutto evoca di per sé sofferenza, una sofferenza attraverso cui prima o poi ognuno di noi deve passare e che quindi un po’ tutti conosciamo bene.  Questo processo coinvolge la dimensione fisica, quella emotiva, quella cognitiva, quella spirituale e sociale:

  • a livello fisico possono manifestarsi disturbi del sonno come insonnia, risvegli notturni, incubi ricorrenti; disturbi dell’alimentazione come inappetenza o abbuffate; problemi all’apparato gastro-intestinale come nausea, vomito, diarrea; in alcuni casi si può sperimentare persino una modificazione delle percezioni corporee.
  • a livello emotivo una persona può sperimentare incredulità, senso di irrealtà, tristezza o vera e propria depressione, rabbia, solitudine, senso di vuoto, impotenza, paura, colpa ma anche gioia o senso di liberazione.
  • a livello mentale i pensieri possono rallentare o accelerare, diventare intrusive e disturbanti ossessioni, sino a portare ad una perdita di lucidità, parziale o totale, con conseguente confusione e disorientamento. In alcuni soggetti predisposti si osservano anche senso di alienazione e di irrealtà, come se stessero osservando se stessi e il mondo circostante attraverso un filtro o come se ciò che sta accadendo loro non li riguardasse in prima persona.
  • le credenze spirituali subiscono una forte scossa che conduce ad un loro radicamento, ad una loro perdita o ad una loro riformulazione, modificazione o riorganizzazione.
  • la sfera socio-relazionale subisce dei contraccolpi che possono configurarsi come distanza dagli altri, senso di estraneità, difficoltà di comunicazione, tendenza all’isolamento o alla ricerca di persone che hanno vissuto esperienze simili con le quali condividere il proprio dolore.

Normalmente il lutto richiede del tempo per essere elaborato, necessita di ascolto e contenimento e il suo superamento passa attraverso l’espressione e la condivisione del dolore fisico ed emotivo nonché dei pensieri angoscianti e disturbanti. La presenza di altri significativi che ci affianchino e ci sostengano in questo percorso permette la ricerca e l’attribuzione di un senso condiviso a ciò che è accaduto e il conseguente superamento delle esperienze di perdita, anche delle più drammatiche. La mente possiede delle risorse protettive straordinarie, capacità innate di autoguarigione e sono proprie queste capacità di elaborazione del  dolore che hanno permesso all’essere umano di superare i grandi traumi della storia, sia a livello individuale che collettivo.

Le caratteristiche specifiche del lutto perinatale e prenatale

La perdita di un figlio può essere annoverata tra le esperienze più traumatiche nella vita di un uomo, un’esperienza mentalmente e fisicamente devastante, capace di mettere in crisi le convinzioni più profonde, la visione della vita, le relazioni affettive e il senso e l’immagine di sé. Non si tratta di un lutto qualsiasi, ma di un lutto particolarmente pesante e di più difficile elaborazione in quanto possiede caratteristiche del tutto particolari.

Innanzitutto è una morte che coincide con l’atto di donare la vita, il che la rende del tutto innaturale e quindi incomprensibile. Inoltre si pone in contrasto con il corso regolare dell’esistenza che prevede che i genitori muoiano prima dei figli e si verifica in un momento, la gravidanza, in cui la donna è particolarmente fragile e vulnerabile per via dei profondi cambiamenti fisici e psichici a cui è soggetta. Infine il feto/bambino deceduto è un individuo che gli altri non hanno potuto conoscere, è vissuto solo nella sfera intima della mamma e questo fa si che spesso l’equipe medica e in generale la società, neghino l’esistenza di questo figlio.

Il mancato riconoscimento del dolore da parte delle persone circostanti rafforza generalmente il senso di solitudine del genitore o dei genitori, rendendo ancora più difficile e dolorosa l’elaborazione del lutto. Per il padre e la madre la perdita è reale. Il rapporto con il figlio non si instaura al momento della nascita ma ha inizio molto prima, secondo alcuni già con il desiderio della sua generazione. Un legame inizialmente solo pensato e desiderato e in qualche modo già nascente, si consolida e struttura con i cambiamenti fisiologici del corpo della madre, la percezione dei movimenti del feto, le prime ecografie, il suono del battito cardiaco. Pian piano i genitori fanno spazio, fisico e mentale, al nascituro, lo immaginano, fantasticano sulla sua presenza, ne preparano la venuta, elaborano progetti futuri. Tutto questo che fa si che si strutturi molto prima della nascita un legame di attaccamento con lui. La morte spezza drammaticamente questo rapporto e i sogni si infrangono su di essa.

È un evento lacerante, straziante, contrario alla logica naturale degli eventi e pertanto molto difficile da comprendere e da accettare. Il paradosso di una morte che va a identificarsi con l’atto di donare la vita sfugge a qualsiasi tentativo iniziale di darvi un significato. La mente non è preparata e mai potrebbe esserlo. Ne consegue un inferno emotivo che può oscillare rapidamente tra incredulità, negazione, rabbia, impotenza, angoscia, tristezza, senso di inadeguatezza e vergogna, colpa e invidia-ostilità verso altre donne gravide o altri genitori.

In alcuni casi il corpo delle madri conserva memoria della gravidanza e alcune di loro continuano ad avvertire i movimenti nella pancia o il pianto del loro bimbo. Può accadere che il corpo si prepari all’allattamento senza che però via sia il suo naturale destinatario. Altre volte ancora può verificarsi quella che viene chiamata sindrome delle braccia vuote, ossia un senso di dolore o peso alla braccia che simbolicamente si caricano di un amore privato del suo oggetto di accudimento. Tutti questi fenomeni ricordano ciò che avrebbe potuto essere e non sarà. Lo strazio di un dolore senza volto e senza nome. Un dolore che ha bisogno di essere riconosciuto e accolto per essere lenito.

La drammaticità del lutto pre e perinatale può essere parzialmente alleviata se le figure coinvolte nella perdita possono affidarsi a persone competenti, sensibili ed empatiche, capaci di fornire loro uno spazio di ascolto, comprensione umana, sostegno emotivo, comunicazioni chiare e complete, tempi e spazi adeguati. Per questo è bene che coloro che sono state vittime di un evento così drammatico si rivolgano ad associazioni e figure professionali competenti che li affianchino nel percorso lento e graduale di elaborazione di una sofferenza, un cammino che trasformi un dramma senza sbocco in una possibilità di futuro aperta alla speranza.

Dott. Davide DEFILLA

ALLE ORIGINI DELLE NOSTRE RISPOSTE EMOTIVE

Bimbo che piange

COME NASCONO LE NOSTRE RISPOSTE EMOTIVE

Partiamo con un esempio, figlio dell’era della tecnologia: immaginiamo di aver appena inviato un messaggio su WhatsApp ad un’amica e lei visualizza senza rispondere. La doppia spunta blu lo conferma. Come reagireste?

Una banalità come questa può aprire una moltitudine di scenari:

  • “Oddio, è arrabbiata con me!”
  • “Ecco, quando ho bisogno di lei non c’è mai”
  • “Ma adesso cos’ho fatto di male?!”
  • “Ci sono sempre cose più importanti di me”
  • “Ah, ma la prossima volta mi sente..”
  • “Vabbè, avrà da fare..”
  • eccetera…

La risposta emotiva istintiva che abbiamo in reazione ad un fatto tanto banale non è mai casuale, ma dipende in gran parte dalle percezioni che abbiamo avuto e inconsciamente memorizzato quando eravamo molto molto piccoli. Un neonato che piange non ha la possibilità di razionalizzare, giustificare o comprendere che la mamma non è immediatamente disponibile perché, per esempio, è sotto la doccia. Piange per comunicare un suo bisogno e tutto ciò che sa è che non viene accolto immediatamente. Che cosa potrebbe provare? Magari sente di essere stato abbandonato, prova rabbia, si sente in preda alla disperazione, oppure sente una profonda solitudine, è paralizzato dalla paura o in preda al terrore, o magari è solo infastidito.. Le variabili sono infinite perché infinite sono le risposte emotive soggettive ad un fatto reale. Anche se la mamma non intendesse lasciarlo solo a piangere, potremmo dire ad un neonato: “Sbagli a sentire quello che senti?”. La risposta cade nell’ovvietà.

 

EMOZIONI CHE LASCIANO IL SEGNO, EMOZIONI CHE GUARISCONO

Le esperienze che un bimbo fa nel periodo primale – ovvero tra il concepimento(!) e i primi 2-3 anni di vita – contribuiscono alla creazione di tutti i ‘filtri’ con i quali, crescendo, si relazionerà e interpreterà la realtà oggettiva dei fatti. Lo stesso evento, infatti, difficilmente produce le stesse identiche reazioni emotive nelle persone coinvolte e ognuno lo legge con sfumature emotive diverse. Il periodo primale è la finestra di tempo in cui la vulnerabilità e la ricettività umana ai fattori ambientali è massima, infatti è in questo periodo che si crea il sistema nervoso ed è fondamentale che al bambino non vengano a mancare le risposte ai suoi bisogni..

Nei primi sei mesi di vita la presenza della mamma è di vitale importanza per il neonato, poi gradualmente possono cominciare a comparire sulla scena anche altre figure di riferimento/accudimento, ma non dovrebbero mai sostituirsi alla mamma prima dei 3 anni di vita del bimbo, anni in cui il bisogno di essere portato in braccio è molto forte ed esprime la necessità di contatto con la mamma, fondamentale per garantire il senso di appartenenza, alla base di una crescita più sana possibile.

La prima relazione d’amore è quella con la mamma: se viene disturbata o interrotta nel momento immediatamente successivo alla nascita o nel periodo primale, le conseguenze possono trascinarsi anche nell’età adulta, arrivando, per esempio, a disturbi di relazione, all’adozione di comportamenti violenti, distruttivi o auto-distruttivi. Per ‘guarire’, da grandi, occorre prendere coscienza di questi vissuti e accogliere il bambino interiore ferito, dando profonda empatia a se stessi.

La via di tale ‘guarigione’ non è razionale, ma passa attraverso l’emozione, l’unico strumento in grado di riportare a coscienza il ricordo di eventi passati dimenticati o rimossi. Più si cerca di scappare dalle emozioni ‘negative’, fastidiose o dolorose, più queste prendono il sopravvento nella quotidianità, dilagando nei rapporti affettivi più importanti e/o in contesto lavorativo.

Andare alle origini del disagio personale spesso implica di transitare attraverso la rabbia nei confronti dei genitori che non sono stati in grado di rispondere alle necessità biologiche ed emotive dei figli, per poi comprendere – finalmente – che anche loro portano dentro la stessa ferita, conseguente alla mancata soddisfazione del bisogno fondamentale di appartenenza (mancanza di contatto fisico, carenza di accudimento, solitudine, dignità umana ferita).

Comprendere non significa giustificare, ma permette di dare una spiegazione a tanti ‘perché?’ infantili rimasti senza risposta e a ‘guarire’ le ferite che ancora ci fanno ‘zoppicare’ da grandi.

 

PER APPROFONDIRE: W. MAURER, La prima ferita, Terra Nuova Ed.

 

Dott.ssa Sabrina CASSOTTANA
PSICOLOGA

L’AUMENTO DI PESO SECONDO LE 5LB – MINI CORSO

crochi

Dieta da fame e allenamento da marines non bastano ad impietosire la bilancia che è sempre inchiodata sugli stessi insopportabili numeri? 
Diuretici, acqua che elimina l’acqua e tisane drenanti, ma il gonfiore e la ritenzione sono presenze costanti e fedeli? 
Per non parlare della cellulite, che stoicamente resiste a fanghi, creme, impacchi e infagottamenti…

Se le hai provate tutte o se stai per cominciare, conoscere quali precisi vissuti emotivi hanno un preciso riscontro biologico e capire il preciso funzionamento di tale connessione può aiutarti a minimizzare lo sforzo e massimizzare il risultato.

Nessuna dieta, soltanto informazioni precise per decidere liberamente e in piena coscienza!

L’AUMENTO DI PESO SECONDO LE 5LB – MINI CORSO

Formazione Professionale 5LB
Relatrice: dott.ssa Marzia Biancardi – Farmacista, Counselor Strategico, Consulente 5LB

PROGRAMMA


La PRIMA PARTE, generica e introduttiva, è pensata per dare a tutti la possibilità di comprendere i meccanismi di funzionamento di base del nostro corpo e delle nostre reazioni fisiologiche, ed è propedeutica all’approfondimento successivo.
Argomenti trattati:
– perché ci ammaliamo?
– che cosa sta facendo il mio corpo?
– perché proprio a me? 
– perché in questo momento?
– il “conflitto“ biologico: che cos’è?

Nella SECONDA PARTE entreremo nello specifico affrontando l’argomento dell’aumento del peso in maniera semplice e fruibile per tutti. Scopriremo quali sono i tessuti coinvolti, il loro comportamento e il corrispondente tenore emotivo.
Argomenti trattati:
– ritenzione idrica (il rene e il “conflitto del profugo“)
– dimagrimento (la neuro ipofisi)
– cellulite (il tessuto connettivo).

A CHI SI RIVOLGE: l’incontro è aperto a tutti, in quanto non sono necessarie conoscenze tecnico scientifiche. Si consiglia, comunque, di leggere il breve testo propedeutico sulle 5lb scaricabile gratuitamente al seguente link: http://magazine.5lb.eu/p/libretto-propedeutico.html

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: euro 40. ***PRENOTAZIONE NECESSARIA***
SEDE DEL CORSO: Scuola di Naturopatia “Emergere”, Lavagna.

PER INFO E PRENOTAZIONI:
– DOTT.SSA MARZIA BIANCARDI – 348.6066778
– Dott.ssa Sabrina Cassottana – 329.6058343

GLI EVENTI DI OTTOBRE

date ottobre
MEDITAZIONE: un’ora dedicata al relax, alla consapevolezza e all’ascolto di sé. Cristina Galliadi vi condurrà in un suggestivo percorso di visualizzazione, adatta anche per chi non ha mai fatto precedenti esperienze di meditazione.
Mercoledì 12 e mercoledì 26 ottobre, dalle 18.30 alle 19.30, presso lo studio di P.zza Roma 54/2, Chiavari. Ingresso: 10 euro. Prima prova gratuita.
Posti limitati, prenotazione necessaria.
Per info e prenotazioni: CRISTINA GALLIADI – 339.5258835
 
IL CERCHIO DI RISONANZA: un’ora per alleggerirsi di tutto ciò che ci zavorra e per riconoscere ed alimentare le piccole e grandi cose positive che ci accadono quotidianamente, dando valore e risonanza a queste ultime invece che agli abituali ‘mugugni’.
Mercoledì 5 e mercoledì 19, dalle 18.30 alle 19.30, presso lo studio di P.zza Roma 54/2, Chiavari. Ingresso: 5 euro. INTERAMENTE DEVOLUTI IN BENEFICENZA IN FAVORE DI CANI E GATTI RANDAGI.
Prenotazione gradita tramite sms/whatsapp/tel: DOTT.SSA SABRINA CASSOTTANA – 329.6058343
 
L’AUMENTO DI PESO SECONDO LE 5LB: mini corso per comprendere le precise corrispondenze tra vissuti emotivi e risposte biologiche inerenti all’aumento di peso secondo le 5 Leggi Biologiche del dott. Hamer. Non occorrono conoscenze specifiche sull’argomento.
Domenica 16 ottobre, dalle 17.00 alle 20.30, presso la Scuola di Naturopatia «Emergere» a Lavagna. Ingresso: 40 euro.
Posti limitati, prenotazione necessaria.
Per info e prenotazioni: DOTT.SSA MARZIA BIANCARDI – 348.6066778
 
RIBALTIAMOCI! – PSICO&TEATRO: per-corso annuale a cadenza mensile che unisce psicologia e teatro, arte e creatività. Ideale per vincere la timidezza, promuovere il cambiamento ed aumentare la stima di sé, portando alla ribalta le parti del Sé che normalmente teniamo segregate dietro le quinte della vita.
Sabato 29 ottobre (primo incontro), dalle 14.00 alle 18.00, presso la sala polivalente di S. Bartolomeo di Leivi. Ingresso: 45 euro.
Posti limitati, prenotazione necessaria.
Per info e prenotazioni: DOTT.SSA SABRINA CASSOTTANA – 329.6058343 – sabrinacassottana@hotmail.it
 
E inoltre, date le numerose prenotazioni già pervenute, ecco un anticipo del calendario di novembre:
COSTELLAZIONI FAMILIARI con MARCO MEINI: seminario di costellazioni familiari per fare pace o ritrovare contatto con quelle parti di noi che sono collegate alle storie e al sentire dei nostri avi. Ognuno di noi eredita una ‘gabbia percettiva’ in cui finisce per trovarsi incastrato senza esserne consapevole, se non in minima parte. Con le costellazioni familiari possiamo prendere consapevolezza e ‘aprire la gabbia’.
Domenica 6 novembre, dalle 9.30 alle 18.00, presso la Scuola di Naturopatia “Emergere” a Lavagna. Ingresso: 70 euro.
Per info e prenotazioni: MARCO MEINI – 349.5079251 – meini.marco@email.it – www.cinqueleggibiologiche.it.

 

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